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RESIDENZA > DIGITALI 2020
COMPAGNIA > Collettivo Zeta
POLO > Ruvo di Puglia ( Bari ) 


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di Eva Luna Thomann
con Andrea Cannarozzo


La ricerca è partita dal concetto di antieroe: un personaggio qualsiasi, un uomo di tutti i giorni che cerca di vivere con naturalezza la quotidianità, che convive con la sua natura di essere umano a volte anche debole e indifeso, solo. L’ispirazione nasce dall’universo di Massimo Troisi perché il suo anti-eroismo si concretizza soprattutto nell’andare contro gli stereotipi. Vogliamo, infatti, portare sul palco l’impossibilità di raccontare gli amori, gli umori e i malesseri nascosti sotto la dura scorza della comicità prestando attenzione alla realtà, alle persone, ai sentimenti, alle piccole cose di ogni giorno, al sugo di pomodoro con le pellecchie.

L’obiettivo della residenza è quello di comporre una performance multidisciplinare che possa trasformare l’immaginazione dello spettatore in sorgente di gioco e possibilità. Questa necessità nasce dalla riflessione e dall’osservazione dell’attuale stato di “altro spazio” in cui si trova la nostra società a causa della crisi pandemica. Ci troviamo di fronte alla necessità di dover interagire attraverso una dimensione online che rende virtuale non solo l’architettura dei luoghi, ma anche le strutture sociali e relazionali. Per questo il progetto è intrapreso attraverso un lavoro di ricerca con le maschere espressive, con il clown e con la video art (che ha la potenzialità di rovesciare il mondo delle cose impossibili).

Il pretesto tematico che stimola il nostro lavoro, il cui obiettivo sarà la creazione di un duo comico (affiancato all’utilizzo delle maschere espressive e della video art), è il concetto di diverso, di altro.

DIVERSO etimologicamente deriva da divertere-volgersi altrove

Prevede, quindi, un movimento, uno spostamento dell’immagine dello specchio in cui ci riflettiamo, verso qualcos’altro, qualcosa che non siamo noi. Nell’altro è possibile vedere non solo ciò che si è ma anche ciò che non si è. Nell’altro è possibile vedere il diverso e questo fa, per contrasto, riflettere su ciò che si è, permettendoci di giungere alla nostra identità. Ogni individuo, oltre al riconoscersi tale, si trova al centro di una rete di rapporti sociali, di relazioni interpersonali e di tradizioni culturali, linguistiche ed etniche che non sono generalizzabili e che lo fanno essere lui/lei medesimo/a. L’altro da me, al pari del me stesso, è uguale e, simultaneamente, profondamente diverso da me. L’altro da me, al pari del me stesso, appartiene ad un macro contesto e si definisce, all’interno di questo macro contesto, in base ai microcontesti che lo caratterizzano. Microcontesti che hanno delle radici e che sono il risultato di una trasformazione continua nel tempo.

 

L’urgenza è quella di esprimere, attraverso la semplicità e la forma, l’universalità dei caratteri: per raggiungere lo scopo vogliamo creare uno spettacolo che preveda l’utilizzo, nella fase di creazione e di training, delle maschere espressive, del clown e della video art.

– Nelle maschere si riflette l’universalità dell’essere umano (gli archetipi), la maschera è un oggetto che rappresenta un’identità. Ed è, inoltre, uno strumento utile per capire che il volto e la voce non sono gli unici dispensori di significato, per cui partire dal silenzio è importante per capire che anche il rumore di una sedia, i colori e i movimenti contribuiscono alla comprensione di un evento.

– Il clown accetta e celebra la follia della specie umana, la scissione tra ragione ed emozione, tra capacità razionali e convinzioni irrazionali. Il clown è l’umano che, nel modo di giocare, riesce a sospendere questa scissione in una paradossale unità di opposti. Ridendo di se stesso il clown ci permette di trattare il linguaggio attraverso una forma naïf, emotiva, anarchica, bambina, disorganizzata, non logica.

– il video riesce ad aprire una finestra sulla complessità del mondo odierno nel quale si creano altre realtà (virtuali). Le linee guida della scenografia digitale che intendiamo creare sono quelle del

1. Dialogo: con le interpreti, i loro corpi, la qualità dei loro movimenti
2. Spazio altro: il lavoro sarà focalizzato sulla porta, aperta, chiusa, socchiusa, come luogo di passaggio, dove c’è la possibilità d’intravedere altri corpi. Lo spazio altro è inteso come spazio sincronico.
3. Incontro: sono previsti dei momenti di interazione tra gli interpreti nel video e le interpreti in scena, intrusioni di campo, visioni inaspettate, passaggi di figure terze, utilizzo di oggetti presenti in entrambi gli spazi (al di qua e al di là della porta).

 


Il collettivo ZETA
consolidatosi nel 2020 con l’intento di dirigersi verso la sua prima creazione, nasce dalla collaborazione di tre giovani artiste: Rossella Tamborra, Eva Luna Thomann e Federica Marra. L’incontro è avvenuto in ambiti e spazi formativi teatrali e, conclusi i percorsi educativi che hanno permesso di raggiungere un certo livello tecnico dell’arte scenica attraverso diverse forme, ora si trovano a voler dare il via alla loro interpretazione personale dell’atto scenico. Spinte da una medesima urgenza espressiva ed artistica, lo spettacolo Verso di sé-Diverse è la prima creazione del gruppo.

ROSSELLA TAMBORRA (1993, Bari)
Nel 2016 si laurea in Matematica e si dirige verso una formazione teatrale: comincia attraverso l’incontro e la collaborazione con compagnie e artisti pugliesi quali la compagnia Kuziba, i Fatti d’ARTE, il teatro Kismet, il sistema Garibaldi. Incontra poi, in occasione di seminari o brevi residenze, Paolo Baroni, Cesar Brie, Eugenio Allegri, Maurizio Cicolella. Il suo percorso teatrale prosegue con un anno di formazione presso l’École Internationale de Théătre Jacques Lecoq dove viene in contatto con la pedagogia lecoqiana del teatro fisico e del linguaggio del corpo. Nel 2019 Si diploma in performing arts all’Atelier Teatro Fisico P. Radice di Torino dove, tra le altre discipline, studia commedia dell’arte, danza butoh, clown, danza contemporanea, tip tap, scrittura comica, mimo.

EVA LUNA THOMANN (1992, Poggibonsi)
Nel 2012 s’iscrive al D.A.M.S. e inizia la sua prima formazione di pratica della scena al LABORATORIONOVE di Sesto Fiorentino. Nel 2016, dopo il conseguimento dei due diplomi, arriva a Parigi e segue il primo anno all’École Internationale de Théătre Jacques Lecoq, ma decide di proseguire la sua formazione in Svizzera. Nel 2020 si diploma in Physical Theatre all’Accademia Teatro Dimitri di Verscio con il lavoro “Omnia Tempus Habent” diretto da Borbala Blasco. Nel frattempo partecipa a workshops e stages intensivi diretti, tra gli altri, da Firenza Guidi, Teatro Valdoca, Rita Pelusio, Andreco, Teatro sotterraneo, Vladimir Olshansky. Nel 2018, con la compagnia Quelle, partecipa al premio nazionale Italiano “giovani realtà del teatro” dove vincono una menzione speciale per l’originalità dello spettacolo.

FEDERICA MARRA (1992, Camposampiero)
Laureata in PROGEAS presso l’Università di Firenze nel 2016 con una tesi sulla Sound art, diplomata presso la scuola di teatro LABORATORIONOVE di Sesto Fiorentino (FI) nel 2016. Lavora in Belgio per Transcultures, centro d’arte contemporanea che si occupa di Media e Video art. Frequenta workshop di performing art con Pietro Gaglianò, Cristina Caprioli, Silvia Petronici, studia teatro fisico con Samuel Nunez e coscienza corporea presso l’Espace Catastrophe (BXL). Approfondisce lo studio sulla voce con Roberto Paci Dalò presso il Teatro Salieri (VR) e presso Santarcangelo festival (2020). Nel 2019 consegue un master allo IUAV (Venezia) in Digital Exhibit, in seguito a un periodo di tirocinio a Barcellona presso l’artista visiva e multimediale Alba G. Corral. Lavora come performer indipendente e come artista visiva.

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