ALL YOU CAN EAT – EraCruna

ALL YOU CAN EAT
EraCruna
In residenza presso il Polo di Manfredonia

ALL YOU CAN EAT nasce durante un master in regia e drammaturgia condotto da Gabriele Di Luca, dove Lucrezia Guaita ha scritto un monologo sulla tematica del binge eating, che è stato il punto di partenza per la stesura completa dello spettacolo.

ALL YOU CAN EAT, una grande abbuffata a poco prezzo, mira a sensibilizzare sulla macro area dei disturbi alimentari senza impartire una morale nè una lezione frontale o nozionistica. Un posto in più a tavola per osservare e comprendere meglio le dinamiche psicologiche e comportamentali quotidiane di due personaggi portatori di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare), per imparare a conoscere meglio le persone prima del loro disturbo.

ALL YOU CAN EAT: tutto ciò che puoi mangiare… non fa di te tutto quello che puoi essere.

  1. Unite insieme in una ciotola una pasticcera prodigio con una ragazza patologicamente bugiarda;
  2. aggiungete un pizzico di anoressia più una spolverata di fame nervosa.
  3. A parte, mescolate una dose abbondante di fallimenti e un cucchiaio di giudizi non richiesti;
  4. frustate energicamente il tutto fino ad ottenere un composto liscio e rancoroso.
  5. Versate il contenuto in stampini foderati di rimpianti e insoddisfazione, infornate a 190° a forno ventilato et … voilà’!

ALL YOU CAN EAT

il muffin per il tuo fit

Fa ingrassare, dimagrire e pompare… non ci credi? Contattaci subito, la prima consegna è gratuita!

Può contenere tracce di frutta secca, cocco a scaglie e steroidi in polvere.

Note di Drammaturgia

Ho sempre immaginato ALL YOU CAN EAT come un testo brillante, divertente e concreto, scritto per affrontare la tematica dei disturbi alimentari senza romanzarli, spiegarli o demonizzarli. Il mio scopo non è mai stato quello di creare uno psicodramma basato solo ed esclusivamente su uno specifico disturbo alimentare, bloccando il personaggio nella sua condizione, ma quello di scavare più in profondità nei personaggi e avere uno sguardo più aperto e attento. Mi sono chiesta se fosse giusto rappresentare i disturbi alimentari sempre in una condizione ultima, al limite, sull’orlo di un baratro. La mia risposta è stata no. In questo testo avevo bisogno di ricercare la quotidianità, volevo creare dei personaggi che vivessero una vita a prescindere dai loro “disturbi”. E da lì partire per cercare quel piccolo buco nero in cui nasce un disturbo alimentare.

Delle volte ci costringiamo ad una perfezione che non esiste, a fare le cose velocemente e bene, non c’è spazio per le paure, le ansie e i fallimenti.

E questi inevitabilmente finiscono tutti in quel buco nero, che prende sempre più importanza dentro di noi, ma non possiamo farlo vedere, bisogna nasconderlo. E allora via verso un altro incarico più grande, una responsabilità che non vuoi, un cambiamento che non vorresti accettare, vai avanti, senza fermarti un attimo. Fino a che quel piccolo buco non diventa una voragine. E, a pensarci bene, è più facile non guardarlo, riderci sopra, scherzare e continuare ad ignorarlo… tanto ci sarà sempre un muffin al cioccolato che lo sazierà almeno per un po’. I buchi si moltiplicano, le voragini diventano sempre più grosse, ma non è questo il momento di pensarci… soprattutto se stasera si va all’ALL YOU CAN EAT.

Lucrezia Lupo Guaita

Note di regia

Questa è una delle frasi che mia nonna mi ha sempre ripetuto fin da bambina. La farina e la carta igienica. L’alfa e l’omega. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, e quando sono in offerta, bisogna approfittare… no?

Ma d’altronde, mia nonna è figlia di una rilassante seconda guerra mondiale e di un’equazione sociale che comparava  la ricchezza all’abbondanza della tavola. E non sa che ora siamo figli/e di un’altra epoca, dei retaggi del BOOM e dell’abbondanza, di altre misure, di altri pesi, di cibi proibiti, cibi troppo calorici, cibo spazzatura, cibi proteici, biologici e persino vegani. Oggi le nostre discariche contano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo buttato, e quando mia nonna sente parlare di anoressia, bulimia o obesità, le viene in mente che siano nomi di nuove marche di farina.

L’ALL YOU CAN EAT cinquanta anni fa era un sogno americano, l’ALL YOU CAN EAT oggi è uno stile di vita a poco prezzo, un grande buffet assaltato che misura una vita perfetta e instagrammabile.

Ideare uno spettacolo che affrontasse la tematica dei disturbi alimentari non è stato facile, poichè il rischio di renderlo troppo nozionistico, dottrinale o esclusivamente settoriale era alquanto alto. Avevamo, invece, bisogno di aprire questo enorme vaso di Pandora e liberare tutti i pregiudizi che aleggiano su questi disturbi, per far conoscere la vera quotidianità delle persone che convivono con essi. Volevamo capire cosa ci ha portat*, oggi, ad intessere un rapporto sempre più snaturato con il cibo e come il suo valore e la sua funzione cambiano nel corso della storia e, soprattutto, nelle nostre storie.

La lente registica non vuole mettere a fuoco i DCA, i BDD, o qualsiasi altra etichetta che ci circonda, ma mostrare al pubblico un personaggio/persona nella sua totalità, raccontarlo nella sua quotidianità, farli incontrare a piccoli passi, fino a trovare insieme quella piccola scintilla che, incontrollata, ha bruciato e strappato qualcosa dentro di lui/lei, creando un vuoto che doveva essere riempito.

ALL YOU CAN EAT, il tupperware di Pandora che contiene le “malattie del nuovo millennio“, serve a tavola paure, rimpianti, cioccolato e strane sostanze in polvere.

Perchè, alla fine, gli steroidi sono come la carta igienica, quando sono in offerta, bisogna prenderne assai.

Federica Prencipe

Bio

EraCruna è una compagnia di giovani donne under 30, diplomate presso l’Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea, che cura a trecentosessanta gradi la ricerca e la produzione di spettacoli teatrali, lungometraggi, cortometraggi e performance artistiche di ampio genere. Porta avanti l’intenzione di essere un polo attivo e reattivo per tutti gli/le artist* e non solo, e l’impegno di essere una fonte di cambiamento per questo settore, rispettando il lavoro di tutt* e costruendo una relazione attiva con il pubblico, dove i conflitti della vita sono una fonte di miglioramento e non un motivo di resa.

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