SINDROME ITALIA. O delle Vite Sospese

RESIDENZA 2019 >

Il progetto nasce dall’idea, dal desiderio, dal senso di responsabilità di raccontare come si diventa oggi dopo una migrazione. Chi si diventa? Dove va la vita, dopo?

La Sindrome Italia è l’espressione del linguaggio della sofferenza che vivono donne e uomini migranti collocati in posizioni di forte marginalità sociale. Il teatro qui diventa specchio del tempo e della comunità in cui viviamo, racconta il contemporaneo, ciò che ci circonda, che ci riguarda. Perché non riguarda solo alcuni, riguarda tutti.

In scena una donna, il racconto della sua partenza per l’Italia e soprattutto del ritorno in Romania, dopo dieci anni, richiamata a casa dai figli ormai diventati adulti, il senso di spaesamento in un luogo irriconoscibile, senza più amici e senza più un ruolo, quello di madre, moglie e donna, abdicati nelle stanze di sconosciuti di cui prendersi cura in un paese straniero. “Sindrome Italia. O delle vite sospese” racconta l’esplosione della malattia, di una vita sospesa fra un passato di ricordi sbiaditi e un futuro solo immaginato, in un presente vissuto come “qualcosa che permette qualcos’altro”. Racconta l’incontro con l’amore, che è un bisogno disperato di aggrapparsi, un’ancora di salvezza, una scialuppa di salvataggio che riporta alla vita. Racconta di una scelta, quella definitiva e liberatoria, ancora una volta fatta di valigie e partenze ma senza ricatti, verso l’Inghilterra, verso una “vita normale”. V. è un nome e un volto, quello di una delle donne intervistate da Tiziana Francesca Vaccaro la cui storia è stata scelta a simbolica testimonianza di una condizione estremamente diffusa. Sulla storia di V. si tessono le vite di molte altre donne dell’Est incontrate. La drammaturgia di “Sindrome Italia. O delle Vite Sospese” è un debito verso le sue lunghe testimonianze dall’Inghilterra in numerosi incontri su Skype.

Sindrome Italia. O delle vite sospese” è il risultato di un lavoro di inchiesta lungo un anno, nato in collaborazione con Adri – Associazione Donne Rumene in Italia avente sede a Milano, e portato sulla scena attraverso una drammatizzazione delle fonti che racconta la condizione della donna migrante, la patologizzazione dell’esperienza migratoria, le contraddizioni del nostro tempo e delle “catene globali della cura”.

La tappa di Manfredonia sarà l’ultima prima del debutto e la pubblicazione del reportage previsti nel periodo DICEMBRE 2019 – APRILE 2020

   


  • LABORATORIO

Il laboratorio nasce all’interno del progetto teatrale “Sindrome Italia. O delle vite sospese” di Tiziana Francesca Vaccaro, riflessione sugli effetti dell’esperienza migratoria sull’identità delle donne migranti. Come si diventa oggi dopo una migrazione? Dove va la vita, dopo? Come ci si trasforma in un paese straniero, lontane dal nucleo famigliare e dai propri affetti?

Le donne del territorio, cittadine di Manfredonia, italiane e migranti, che decideranno di partecipare, avranno l’occasione di raccontarsi in un luogo neutro, libero dai ruoli familiari e lavorativi, per abitare uno spazio insieme, alla scoperta di sé e del mondo intorno. Per conoscersi in modo diverso, per divertirsi imparando qualcosa di più sulle persone che incontriamo tante volte per strada ma che non conosciamo, o spesso riconosciamo per ciò che fanno e non per ciò che sono. Non che cosa è ciascuno, sarà la domanda, ma chi è? Quali sono le nostre vite, cosa ci accomuna e ci divide?

In collaborazione con Adri – Associazione Donne Rumene in Italia, Tiziana Francesca Vaccaro ha raccolto numerose testimonianze di donne provenienti dall’Est Europa che vivono o hanno vissuto in Italia come “badanti” e “lavoratrici domestiche”, spesso isolate dal contesto intorno a loro, spesso viste solo attraverso il lavoro che era loro affidato. Donne che incontrano altre donne, madri che incontrano figlie, madri che si prendono cura di altre madri.

Il teatro diventa un’occasione per narrarsi e per narrare, dando spazio alle vite di ciascuno, a un’identità fatta di desideri, progetti, affetti, ricordi e per uscire dai ruoli attraverso i quali spesso ci si confronta senza incontrarsi.

A partire dal tema centrale e/o da una domanda specifica, si costruirà, insieme alle persone appartenenti alla comunità individuata, un’azione teatrale da proporre poi nella comunità stessa, ed eventualmente aperta alla città.


 

Tiziana Francesca Vaccaro nasce a Catania nel 1984 e vive e lavora a Milano. Si diploma nel 2008 come attrice professionista all’Accademia d’Arte Drammatica “Umberto Spadaro” del Teatro Stabile di Catania diretta da Lamberto Puggelli e nello stesso anno si laurea in Scienze per la Comunicazione Internazionale presso l’Università degli Studi di Catania. Spinta dal desiderio di unire le sue due grandi passioni, il teatro e il sociale, nel 2014 consegue il M aster di Teatro Sociale e di Comunità presso l’Università di Torino.

In veste di attrice, organizzatrice e conduttrice di laboratori, fa parte dell’équipe del progetto Teatro degli Incontri diretto da Gigi Gherzi, laboratorio d’intervento sociale e di spettacolo all’interno della zona di Via Padova di Milano, creato dalla necessità di partire dal rapporto tra migranti e abitanti italiani della città.

Lavora inoltre come attrice e social media manager con la compagnia milanese Qui e Ora Residenza Teatrale, attiva sul territorio della bergamasca e riconosciuta nel 2018 dal MIBACT come “impresa di produzione di teatro di innovazione”. Collabora infine con la compagnia teatrale siciliana Sciara Progetti, con sede a Fiorenzuola d’Arda, alla costruzione di laboratori teatrali e spettacoli nelle scuole e più in generale di progetti artistici nazionali ed europei.

Nel 2015, dopo un lungo processo di ricerca, scrive lo spettacolo Terra di Rosa – vite di Rosa Balistrerivincitore di diversi premi (Ermo Colle 2018 – Parma / Stazioni d’Emergenza 2017 – IX edizione -Napoli / TeatrOfficina 2016 -Settimo Milanese / TAGAD’OFF 2016 – Festival della nuova drammaturgia lombarda / Finalista Teatro Voce della società giovanile 2016 – Bologna Semifinalista Cassino OFF 2016 Festival del Teatro civile Cassino) e dal 2016 in tournée.

“Il mio teatro parla del presente, si insinua nelle pieghe delle vite delle persone per raccontarle e restituirne visioni. Nasce dall’indagine della realtà, dall’osservare il mondo, dal desiderio di guardare negli occhi l’altro da me, per trasferire in scena le loro testimonianze, senza giudizi, perché per me il teatro è anche strumento che svela l’invisibile, ciò che non si vuole vedere perché è scomodo, che pone delle riflessioni ma non dà soluzioni, perché semplicemente non ce ne sono. I miei lavori (vedi l’ultimo spettacolo, Terra di Rosa, in tournée da circa 2 anni – terradirosa.it) nascono sempre dall’idea del teatro come mezzo espressivo per abbattere la barriera tra un noi e un loro. Teatro come specchio della comunità in cui viviamo, che racconta il contemporaneo, ciò che ci circonda, che ci riguarda. Cerco ogni giorno di perseguire un teatro che ama osservare più di quanto ami farsi osservare. A volte è una ricerca lunga, che cerco di fare con amore meticoloso e puntuale precisione, per costruire immaginari collettivi, per trovare spazi di bellezza.”