NELLA STANZA DI PENELOPE – Paola Fresa

NELLA STANZA DI PENELOPE

Indagine intorno al personaggio e al territorio

progetto per uno spettacolo in divenire a cura di Paola Fresa
con la collaborazione di Christian Di Domenico e Federica Parolini


Penelope è emblema dell’attesa. Aspetta Ulisse, sposo ed eroe, partito vent’anni prima per una guerra dalla quale tutti gli altri Achei hanno fatto ritorno. Perso nel mar Mediterraneo, naufrago su diversi lidi per volere di Poseidone, Ulisse è protagonista leggendario di una narrazione che attraversa i secoli.
Penelope invece la guerra ce l’ha in casa: sola al comando di Itaca, assediata da pretendenti che rappresentano una minaccia per suo figlio, attende e sopporta, ma nella sua apparente passività alle circostanze compie azioni che fanno di lei la vera protagonista della storia. Non meno scaltra dell’inventore del cavallo che ha portato alla vittoria su Ilio, tutte le notti disfa una tela con il chiaro intento di procrastinare una scelta che le viene imposta. Si oppone al potere maschile per i mezzi che il suo tempo le offre, contrapponendo all’arroganza dei Proci la sua caparbietà femminile.
“Il destino è nelle sue mani: inganna il tempo. Omero affida a Penelope l’esito della storia ed è lei, seppur immersa in una società che relega la donna a ruoli marginali o puramente funzionali, a dare compimento alla vicenda”.
Nonostante questo, ben poco si conosce della vita di Penelope, la sua storia personale è narrata per lo più in relazione al suo ruolo di moglie e madre, ma chi è Penelope?
Ne traccia un umanissimo ritratto Margaret Atwood: “Dicevano di me che ero bella, dovevano dirlo, primo perché ero una principessa, poi perché ero una regina, ma la verità è che, sebbene non fossi deforme e nemmeno brutta, non avevo niente da far ammirare. Ma ero intelligente: considerati i tempi molto intelligente. Pare che fossi nota per questo, per l’intelligenza. E poi per la tela che tessevo, per la devozione a mio marito e per la mia riservatezza. Ero una ragazza sensibile o almeno così mi pareva. Sapevo che avrei dovuto offrire qualcos’altro invece della bellezza. […] ma l’intelligenza è una dote che un uomo apprezza nella propria moglie finché è lontana. Quando gli è vicino apprezza la sensibilità e l’intelligenza solo se non può avere nient’altro che lo attiri di più”.
L’infanzia segnata da un tentativo di annegamento ordinato dal padre, dal quale l’anatroccolo si salva per pura casualità, il rapporto con la madre, tanto bella quanto anaffettiva e distante, il continuo confronto con le terribili cugine, Elena e Clitemnestra, fanno di Penelope una combattente, ben diversa da “quella piccolo-borghese che aspira solo alla tranquillità domestica”, come la definì Gabriele D’Annunzio.

Se quindi per dirla con Calvino “classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire”, Penelope è una figura chiave con cui misurare il nostro rapporto con l’antichità. Lucida, integra, dotata di una straordinaria forza interiore, astuta e ironica. È questo il profilo che emerge da uno studio della letteratura prodotta nei secoli intorno alla sua figura. Personaggio moderno che ancora oggi incarna un modello femminile esemplare e allo stesso tempo familiare.

Il progetto di ricerca
S’intende portare avanti un lavoro di ricerca sul campo finalizzato al tracciamento di una nuova biografia del personaggio che affondi le radici nelle esperienze di donne non illustri5. Parallelamente allo studio della letteratura prodotta intorno al mito di Penelope e partendo dalle suggestioni che nei secoli autori diversi per genere, provenienza e stile hanno creato intorno alla figura della regina di Itaca, si vuole condurre un’indagine sul campo con la finalità di verificare la validità e la contemporaneità del modello femminile proposto da Penelope.
Alcuni elementi fondanti della sua biografia guideranno il lavoro di ricerca sul campo. In particolare:

  • –  l’esercizio della responsabilità genitoriale in assenza della figura paterna (Penelope e Telemaco),
  • –  il ruolo svolto dal contesto ambientale (Itaca e il contesto socio-familiare),
  • –  la questione di genere (Penelope ed Ulisse, Penelope e i Proci, Penelope e la corte).Partner
    La ricerca potrà essere condotta grazie alla consulenza scientifica di “Jonas Onlus Milano”, centro di clinica psicoanalitica per i Nuovi Sintomi, fondata nel 2003 da Massimo Recalcati. Il sostegno dell’ente in questa circostanza sarà finalizzato alla creazione di una bibliografia di riferimento su temi quali:
  • –  genitorialità e bullismo,
  • –  integrazione, inclusione e criminalità,
  • –  carico mentale e burnout per la madre,
  • –  le responsabilità familiari vs l’affermazione individuale per la donna,
  • –  gestione del pregiudizio per le donne sole.


Paola Fresa, autrice e attrice

Dopo la laurea con lode in Letteratura Teatrale e un master in drammaturgia (Outis-Franco Parenti), frequenta “la bottega dell’attore-autore” diretta da Gigi Gherzi, studia drammaturgia con Davide Enia e Michele Santeramo e “Storytelling” presso la Scuola Holden di Torino con Alessandro Mari e Silvia Schiavo. Inizia la sua formazione come attrice presso i Cantieri Teatrali Koreja per poi frequentare stage di perfezionamento con, tra gli altri: Danio Manfredini, Emma Dante, Valerio Binasco e Francesca Della Monica.
Con la compagnia “Manifattura Scalza” produce, scrive e recita negli spettacoli …e da quel giorno non si canta più (semifinalista Premio Ustica 2007), GIANNA per la regia di Lino Musella (premio Up_Nea 2008) e TRE (coprodotto con il Festival Internazionale “Castel dei mondi”, 2009). Nel 2009 è coprotagonista nello spettacolo Milano, aprile ’45 per la regia di Massimiliano Loizzi e Lino Musella. Dal 2007 al 2010 è Ofelia nella riscrittura dell’Amleto da Shakespeare e Laforgue, Il popolo non ha il pane? Diamogli le brioches scritto, diretto e interpretato da Filippo Timi, codiretta da Stefania De Santis. Nel 2010 recita al fianco di Laura Curino e Federica Fracassi in un primo studio del testo Le nuvole nel piatto di Vanessa Chizzini (Calenzano, Festival delle donne). Del 2012 è il primo studio del testo Il giorno del Signore di Michele Santeramo (Festival “Perdutamente”, Teatro India di Roma) per la regia di Veronica Cruciani, dov’è protagonista femminile. Dal 2010 al 2015 collabora con la compagnia “Teatro Minimo” di Michele Sinisi e Michele Santeramo in qualità di prima attrice (Le scarpe, regia di Michele Sinisi, La Rivincita e il Guaritore, regia di Leo Muscato, quest’ultimo testo vincitore del 51esima edizione del Premio Riccione). Nel 2015 recita al fianco di Cesar Brie in Antigone per la regia di Chiara Battistini e Paolo Bernardelli (Prova a sollevarti dal suolo, Festival di Teatro in carcere – Opera). Nel 2016 con il testo Il Problema vince la menzione speciale della giuria al “Premio Platea”. Nello stesso anno nasce Nina, sua figlia. Nel 2018 Il Problema viene trasmesso in forma di radiodramma su Rai Radio 3 all’interno della trasmissione “Tutto Esaurito” e debutta come spettacolo al festival “Primavera dei Teatri” nel 2019. Del 2019 è il primo studio di I miei occhi allo specchio, testo scritto in occasione del 25 novembre (giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne) a seguito di un’indagine sul tema, svolta in collaborazione con “La casa della donna” di Pisa, ente associato alla rete “D.i.Re”. Nel 2020 recita al fianco di Betti Pedrazzi, Arturo Cirillo e Valentina Picello debuttando al “Napoli Teatro Festival” con Il dolore di prima di Jo Lattari per la regia di Mario Scandale. Nel 2021 porta in scena il monologo Annie, la giramondo del giornalista e scrittore Gino Cervi. Nel 2022 cura la drammaturgia del testo La guerra del soldato Pace, adattamento dell’omonimo romanzo di Michael Morpurgo, per la regia di Emiliano Bronzino. Nella stagione 2022/2023 curerà la drammaturgia del primo dei tre capitoli del progetto “La Repubblica di Platone” sempre per la regia di Emiliano Bronzino (il secondo capitolo porta la firma di Francesco Niccolini, il terzo di Fabrizio Sinisi).  Da sempre interprete dedita alla drammaturgia contemporanea, negli ultimi anni parallelamente all’attività teatrale, tiene corsi di scrittura creativa, recitazione e lettura ad alta voce per adolescenti ed adulti, in collaborazione con istituti scolastici ed enti del terzo settore di zona 4 a Milano. È inoltre membro del collettivo “Officina Corvetto Festival”, progetto di educazione a un uso consapevole del linguaggio fra gli adolescenti attraverso la scrittura e la lettura, finanziato dal bando “La Scuola dei Quartieri” del Comune di Milano.


Christian Di Domenico, attore, pedagogo e regista
Nel 1990 si diploma Attore alla Scuola di Teatro di Bologna diretta da Alessandra Galante Garrone e nel 1993 alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano.
Dal 1997 al 1999 frequenta la “Scuola dopo il Teatro”, diretta da Jurij Alschitz, corso triennale di perfezionamento rivolto ad attori e registi professionisti, al termine del quale rimane a fianco di Alschitz in qualità di Pedagogo all’interno della scuola medesima e nella conduzione di numerosi laboratori internazionali (Mosca, Oslo, Berlino, Tennessee University).
In teatro è tra gli altri diretto da: Massimo Navone (La Disputa e Gli attori in buona fede 1990. Shakespeare Hits, 1994), Marco Baliani (Antigone delle città, 1992), Gabriele Vacis (I sette contro Tebe, 1993, Tartufo, 1995. Canto delle città, 1996. Le fenicie, 1998), Elio De Capitani (Amleto, 1995), Jerzy Stuhr (Echi del 1789, 1989), Carlos Martin (Passion, 1992), Marco Maria Linzi (La morte di Danton, 1993), Jurij Alschitz (Giochi con Platone, debutto alle Orestiadi di Gibellina 1997. Macbeth Illusion, nel ruolo di Macbeth nel 2002. Le notti bianche, nel ruolo del Sognatore nel 2006), Simona Gonella (Anfibi rossi, 2003. Assedio, 2005. Sacco & Vanzetti, 2006), Sonia Antinori (La controra, 2005), Mariano Dammacco (L’infusion, 2005. Assedio, 2007), Michele Sinisi (Il sogno degli artigiani, 2007), Carlo Bruni (I reduci, 2009), Teresa Ludovico (Abramo, 2016), Giampiero Borgia con il quale fonda nel 2001 la “Compagnia delle Formiche” e divenendo protagonista della maggiorparte delle produzioni dirette da Borgia (Ippia e Socrate, 2001. La casa di Bernarda Alba, 2003. Un Amleto di legno presentato al Festival di Spoleto nel 2004. Inside Yerma, 2008. La storia del comunismo spiegata ai malati di mente, 2010. Troilo e Cressida, 2010. Non muore nessuno, 2010. Midsummer, 2011. The Author, 2012. Il delirio di Oreste, 2012. Ifigenia in Aulide, 2012. Occidental Express, 2012. Eracle, l’invisibile del 2019, da una drammaturgia di Fabrizio Sinisi, terzo capitolo della Città dei miti, trilogia che comprende Medea per strada e Filottete dimenticato).

Al cinema è diretto da: Giuseppe Bertolucci (Il congedo del viaggiatore cerimonioso da un poema di G. Caproni con Antonio Albanese e Giuseppe Battiston, 1991. Una vita in gioco, con Mariangela Melato e Alida Valli, 1992) e Antonio Albanese (La fame e la sete, 1999). Firma le regie di diversi spettacoli, tra i quali: Dimitrij Karamazov (monologo del 2001 da lui interpretato), L’ultima tentazione di Socrate (2005), La tempesta di Prospero. Tentativo di un congedo (2006), Le notti bianche (monologo del 2011 da lui interpretato), U parrinu. La mia storia con padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia (monologo del 2013 da lui scritto e interpretato), Nel mare ci sono i coccodrilli (monologo del 2015 da lui interpretato), Il Problema (di cui firma la regia collettiva come occhio esterno al lavoro degli attori Nunzia Antonino, Michele Cipriani, Franco Ferrante e Paola Fresa).


Federica Parolini, scenografa
Studia scenografia all’Accademia di belle arti di Brera dove si laurea nel 2007. Debutta nel 2006 al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano con Francesco Micheli e da allora a oggi collabora con lui a diversi progetti. Firma le scene de La Traviata, Il Trovatore, Rigoletto e Candide per il Maggio Musicale Fiorentino; Alice nel paese delle meraviglie e Bianco Rosso Verdi per il Teatro Massimo di Palermo; Silvano Sylvano, di Sylvano Bussotti per l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Li puntigli delle donne per il Festival Pergolesi Spontini. Per Biennale Musica a Venezia cura l’allestimento degli spettacoli iniziale e conclusivo, Don Giovanni e l’Uom di sasso ed Exit. Parallelamente, dal 2012, lavora con Leo Muscato per il quale disegna le scene di: Agnese per il Teatro Regio di Torino, Un ballo in maschera per Malmö Opera, il Teatro di San Carlo di Napoli, As you like it per lo Stabile di Torino; Rigoletto per l’Opera di Roma; Les dialogues des carmélites per il Petruzzelli di Bari; I Masnadieri per il Festival Verdi di Parma; La bohème al Macerata Opera Festival; Enron per il Tetro Due di Parma. Dal 2016 collabora anche con i Teatrialchemici, curando le scene di Cavalleria Rusticana, Pagliacci e Un mari à la porte per il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e il Carlo Felice di Genova; Norma per il Macerata Opera Festival. Inoltre ha disegnato le scene di La Traviata, con la regia di Alice Rohrwacher, per la Fondazione i Teatri di Reggio Emilia mentre per la Kammeroper, Theater an der Wien, ha progettato scene e costumi dell’Orlando di Händel per la regia di Stefania Panighini. Dall’inizio del suo lavoro, oltre alla scenografia e al costume nell’ambito del Teatro si interessa e partecipa a progetti sperimentali sul linguaggio dell’opera lirica, progetta percorsi installativi, collabora alla progettazione di festival, realizza illustrazioni e partecipa all’organizzazione di eventi. Vince la 39^ edizione del Premio Franco Abbiati nella categoria Migliori scene per Agnese di Ferdinando Paër, prodotta dal Teatro Regio di Torino.

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