U golpe – Retablo

In residenza presso Spazio Apocrifi (Manfredonia) dal 13 al 22 febbraio 2026.

Nel cuore dell’architettura invisibile della Repubblica italiana, U golpe – testo in fieri di Turi Zinna – scardina la narrazione ufficiale per farci precipitare in un incubo lucido: quello delle stragi di Stato, del golpe Borghese, dei patti segreti tra mafia, istituzioni e neofascismo, consumati nel nome della difesa dell’ordine democratico.
Un ordine garantito a suon di omicidi politici, torture, depistaggi e oblio collettivo. “U golpe” è un’esperienza performativa immersiva che trasforma il testo in un dispositivo teatrale interattivo, ambientato nell’universo delle Backrooms: un luogo liminale e claustrofobico nato dalla cultura web, dove ci si ritrova catapultati per errore nel contropassato, fuori dalla realtà conosciuta. Qui, un unico performer, un uomo morto in una strage, divenuto zombie pensante, attraversa cinque livelli di coscienza alterata e memoria distorta, tra corridoi infiniti e stanze senza uscita. È intrappolato in un loop di memoria, perseguitato da un’entità mostruosa e straziante: il DJ Stragista, killer dello Stato, esecutore materiale degli omicidi di Stato, che invoca di essere ucciso non da un tribunale, ma da chi lo ha incaricato: noi. Noi, cittadini dello Stato per cui ha ucciso.
Noi, democratici a delega illimitata. Intorno a lui, le vittime delle stragi di Stato diventano zombie coscienti, entità glitchate che reclamano memoria e giustizia.

Il pubblico è parte attiva dell’architettura immersiva: testimone colpevole, spettatore-giudice, potenziale carnefice. Ogni gesto, ogni sguardo può alterare il corso della rappresentazione, risvegliando ombre sepolte nella storia collettiva. Il performer interagisce con l’ambiente attraverso sistemi di body tracking, odulazione vocale, ambienti audio-reactive, dando forma a un paesaggio scenico vivo, che risponde agli impulsi del corpo e della voce come se anche lo spazio fosse memoria traumatizzata.

Le vittime non riposano: zombie lucidi, che raccontano la propria morte e il proprio abbandono da parte della collettività. Il DJ Stragista non si nasconde, non nega: rivendica, accusa, invoca. Chiede di essere ucciso. Ma non da un tribunale: chiede di essere ucciso da noi, con le nostre mani, esattamente come lui ha ucciso “per conto nostro”, in quanto emissario di un ordine democratico che ha affidato alla violenza e alla menzogna la propria tutela. Attraverso cinque livelli narrativi e sensoriali, il pubblico è condotto in una spirale discendente che tocca i nodi irrisolti dell’identità italiana. Ogni stanza è un frammento di archivio glitchato, ogni passaggio una resa dei conti. Si precipita nell’estate del 1970, quando, in un appartamento di via Etnea, il gotha di Cosa Nostra si riunisce ininterrottamente per venti giorni, tra una partita e l’altra dei Mondiali in Messico, per decidere se partecipare al colpo di Stato del comandante neofascista Junio Valerio Borghese: mentre Boninsegna e Anastasi segnano sul campo Calderone, Greco, Liggio, Buscetta e Provenzano discutono con emissari dell’estrema destra e degli apparati militari deviati della Repubblica, a Marina di Melilli, un intero paese siciliano viene letteralmente cancellato per far spazio a una raffineria.

Le case demolite, le scuole chiuse, i cittadini deportati da un potere che si nasconde dietro alle regole. Gli stessi imprenditori e armatori che pagano tangenti per costruire quell’impianto in un’area protetta, sono i medesimi che offrono a Borghese le proprie navi mercantili per deportare i dissidenti politici dalla Sicilia alle Eolie e alla Sardegna, in caso di insurrezione repubblicana. L’obiettivo è mettere in scena non solo il trauma, ma il rimosso collettivo che ha permesso allo Stato di armare mani criminali in nome della democrazia. È un gesto di memoria performativa e riattivazione critica, per sottrarre le narrazioni storiche alla mitologia e restituirle al conflitto civile, al dubbio, alla responsabilità.

Con Turi Zinna e Federico Magnano San Lio

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